09/04/2010

7e.

È tempo di pubblicare una nuova parte di Tuareg, il mio caro piccolo blovel che, in questi giorni, è oggetto di osservazione da parte di alcuni editori, che mi hanno contattato dicendosi interessati a questo libro di bit e granelli, di aridità e magia...

Faccio il punto della situazione, e riporto i capitoli pubblicati sino ad ora...

1. Mercante di caos

2. SUV

3. Jeans

4. Fuck me baby

5a. Arcore

5b.

5c.

6. Re

7a. Tatrit

7b.

7c.

7d.

Per leggere il nuovo capitolo, invece, non dovete fare altro che cliccare su continua.

Grazie a tutti, e buona lettura.

Ruysch.


«Una notte i ladri entrarono nella mia tenda e la derubarono.

Dormivo, nella penombra della luce lunare che filtrava – pallida e misteriosa come un animale timido – tra le fessure delle stoffe pregiate che sono le pareti della mia fluttuante dimora.

Vivo in una casa suscettibile al vento ed alla luna, dopotutto…

Proprio in una di quelle meravigliose stoffe i ladroni incisero un taglio, e si procurarono, così, un ingresso secondario, per non dover adoperare quello principale che, per quanto sia anch’esso di stoffa, come tu sai, è tutto decorato ed impreziosito da scaglie di metallo, pezzetti di sasso, cordicelle legate attorno a stecchi di legno e ad ossa di gazzella.

Di tanto in tanto il vento faceva vibrare quegli oggetti, producendo disarmonie mai spiacevoli.

Passando da lì, i ladri avrebbero fatto un gran fracasso. Ma, soprattutto, avrebbero prodotto un rumore diverso da quello che faceva la brezza notturna, imprigionata tra sassi, legno, ed ossa.

Nessun umano, infatti, sa fare il rumore del vento.

Dopo pochi istanti dal loro ingresso, i ladri erano usciti portandosi appresso il contenuto di un grosso baule dai chiodi d’oro, ch’aveva le cerniere di metallo cesellato, ed un lucchetto pregiato a far da sigillo.

Il lucchetto, però, era stato forzato, e le cerniere, aprendosi, non avevano cigolato.

Il contenuto del baule era stato trafugato; spostato in gran fretta, e senza cura, in un sacco di pelle di capra.

Il baule dai chiodi d’oro conteneva un anello, una collana, un turbante, un diadema, ed un calice.

Conteneva l’anello che si diceva maledetto da un djinn malvagio, e la collana che si vociferava fosse appartenuta ad uno spiritello delle fonti, ed il turbante che molti ritenevano essere quello di un grande condottiero del passato, e un diadema che si reputava magico, ed un calice chiamato Graal, del quale nessuno aveva mai sentito parlare e che, pure, doveva nascondere un grande segreto…

Il dì appresso, al mio risveglio, vidi lo squarcio nella tenda, dal quale filtrava – beffardo ed inconsapevole – un caldo sole.

Seguendo quel raggio di luce, mi girai, volgendo i miei occhi tutto intorno. Poi, andando a posare lo sguardo sul baule dai chiodi d’oro, mi accorsi che era stato forzato e svuotato d’ogni suo tesoro.

Vedendolo così, spalancato e muto come una bocca derubata delle sue parole, non potei far altro che pensare:  «Mi hanno fatto visita i briganti! Eppure, che sciocchi sono stati! Hanno rubato i miei oggetti, ma si sono dimenticati di prendere le storie che ad essi erano legate…».

Jamel sorrise, e decise ch’era tempo di preparare il tè.

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